Altair Funeral srl

Cremazione in Italia: nel 2025 sfiora il 40% delle scelte funerarie

Cremazione in Italia: nel 2025 sfiora il 40% delle scelte funerarie

I dati SEFIT confermano una trasformazione ormai strutturale nelle preferenze degli italiani

La cremazione continua a crescere in Italia e nel 2025 raggiunge il livello più elevato mai registrato nel Paese. È quanto emerge dai dati diffusi da Utilitalia SEFIT attraverso la circolare n. 02762, che fotografano un settore funerario in costante evoluzione e mostrano come questa pratica sia ormai parte integrante delle scelte delle famiglie italiane.

Nel 2025 le cremazioni di cadaveri effettuate in Italia sono state 257.205, contro le 253.355 registrate nel 2024. L’incremento è stato di 3.850 casi, pari a una crescita dell’1,52%.

Il dato assume ancora maggiore rilevanza se confrontato con l’andamento della mortalità nazionale. Nel 2025 i decessi complessivi sono stati 651.830, appena 1.243 in più rispetto ai 650.587 dell’anno precedente. Il tasso grezzo di mortalità si è attestato all’11,06 per mille, sostanzialmente in linea con l’11,04 per mille del 2024. In questo scenario di stabilità demografica, la cremazione continua invece a guadagnare terreno e rappresenta oggi il 39,46% di tutti i decessi registrati in Italia.

Mortalità in Italia: livelli stabili dopo gli anni della pandemia

Dopo il picco registrato durante l’emergenza pandemica, la mortalità italiana si è progressivamente riportata verso valori più vicini alla media storica, pur restando condizionata dall’invecchiamento della popolazione.

Dal punto di vista territoriale, le regioni con il maggior numero di decessi nel 2025 riflettono il peso demografico delle aree più popolose del Paese. La Lombardia guida la classifica con 104.466 decessi, seguita da Lazio (60.326), Campania (56.459), Piemonte (53.019), Sicilia (52.141), Veneto (51.255) ed Emilia-Romagna (50.356).

Cremazione sempre più vicina alla tumulazione

Uno degli aspetti più significativi emersi dal rapporto riguarda la progressiva convergenza tra le diverse modalità di sepoltura. Nel 2025 la tumulazione rimane ancora la scelta più diffusa, con il 40,54% delle preferenze funerarie. La cremazione segue però a brevissima distanza con il 39,46%, mentre l’inumazione si attesta al 20%, confermando un ridimensionamento che la rende sempre più una pratica minoritaria.

La distanza ormai minima tra tumulazione e cremazione suggerisce che nei prossimi anni quest’ultima potrebbe diventare la prima scelta funeraria a livello nazionale. In molte aree del Paese, infatti, è già una pratica ampiamente diffusa e culturalmente consolidata.

La crescita è sostenuta soprattutto dalle nuove cremazioni

L’aumento della cremazione nel 2025 è dovuto principalmente alle nuove cremazioni di cadaveri e non alle operazioni collegate a esumazioni o estumulazioni.

Se le cremazioni di cadaveri sono aumentate, le cremazioni di resti mortali sono diminuite da 45.259 a 43.029, registrando una contrazione del 4,93%.

Questo dato evidenzia come la crescita del settore sia oggi sostenuta principalmente da una scelta diretta delle famiglie e non da operazioni successive di gestione cimiteriale.

Cresce anche la rete dei crematori italiani

La domanda crescente continua ad accompagnarsi a un rafforzamento dell’infrastruttura crematoria nazionale. Nel 2025 risultano autorizzati e operativi 94 crematori, tre in più rispetto all’anno precedente grazie all’entrata in funzione degli impianti di Bellizzi, Fidenza e Montasola.

Considerando sia le cremazioni di cadaveri sia quelle dei resti mortali, nei crematori italiani sono state effettuate complessivamente 300.234 operazioni nel corso dell’anno. Un dato che conferma la necessità di garantire servizi efficienti e adeguatamente distribuiti sul territorio.

Dove la cremazione è più diffusa

In termini assoluti, la Lombardia resta la regione con il maggior numero di cremazioni nel 2025, con 50.785 operazioni. Seguono Emilia-Romagna (41.183), Piemonte (34.647), Toscana (22.751), Lazio (20.674) e Campania (18.403).

Analizzando invece il rapporto tra cremazioni e decessi emergono differenze ancora più marcate. L’Emilia-Romagna raggiunge l’81,8%, il Friuli-Venezia Giulia il 69,2%, il Piemonte il 65,3%, il Trentino-Alto Adige il 52,4%, la Toscana il 52,1% e la Liguria il 51,3%. In queste regioni la cremazione è ormai la modalità prevalente di commiato. Nel complesso, circa due terzi delle cremazioni effettuate in Italia sono concentrate nelle regioni del Nord.

Situazione diversa nelle regioni meno orientate verso questa scelta (Sud e Isole).

Trent’anni di crescita continua

Il cambiamento appare ancora più evidente osservando l’evoluzione storica del fenomeno.

Nel 1995 la cremazione rappresentava appena il 2,78% dei decessi, con 15.436 operazioni. Il valore è poi salito al 5,38% nel 2000, all’8,50% nel 2005, al 13,17% nel 2010, al 21,18% nel 2015, al 33,48% nel 2020 e infine al 39,46% nel 2025.

In termini assoluti, il numero di cremazioni è passato da 15.436 a 257.205 in trent’anni, con una crescita superiore a sedici volte. Secondo il rapporto, a sostenere questa evoluzione hanno contribuito la maggiore conoscenza della pratica crematoria, la diffusione degli impianti sul territorio, il cambiamento culturale delle nuove generazioni e la crescente ricerca di forme di commiato più semplici, essenziali e personalizzabili.

Cosa raccontano questi numeri

I dati diffusi da Utilitalia SEFIT non descrivono soltanto l’andamento di una pratica funeraria. Raccontano un cambiamento culturale profondo che coinvolge il modo in cui le famiglie italiane vivono e organizzano il commiato.

La crescente diffusione della cremazione evidenzia l’emergere di nuove sensibilità, l’attenzione verso soluzioni più personalizzabili e la ricerca di modalità capaci di rispondere a esigenze pratiche in continua evoluzione.

Per Altair Funeral, osservare questi trend significa comprendere come stiano cambiando le preferenze delle persone e contribuire a diffondere informazioni corrette, aggiornate e trasparenti. Oggi la cremazione non rappresenta più una scelta di nicchia, ma una componente consolidata del panorama funerario italiano e uno degli indicatori più significativi delle trasformazioni che stanno interessando il settore.